Cultura Tecnica. Coltiviamo l'humus necessario al progresso del genere umano.

Cultura deriva dal verbo colere: coltivare. Attraverso i nostri piccoli interventi cerchiamo di mantenere vivo l’interesse per professioni e insegnamenti che si modificano in base alle richieste del mercato. Nelle scuole professionali, artigianali e industriali la cultura tecnica è di fondamentale importanza. Cultura Tecnica vi terrà costantemente aggiornati sulle novità, le possibilità di stage, i corsi professionali e le conferenze legate al mondo della progettazione tecnica e alla gestione delle piccole medie imprese.

‏Evandro Agazzi: il bene, il male e la scienza. Dimensioni etiche dell’impresa scientifico-tecnologica – ‏Rusconi 1992

Scienza e tecnologia ci appaiono oggi indissolubilmente intrecciate al punto che, considerando l’attività di tecnologi, scienziati e ricercatori, fatichiamo non poco a stabilire dove finisca una e dove incominci l’altra. Assistiamo inoltre, in ambiti diversi, al diffondersi e all’affermarsi della sintetica espressione ‘tecnoscienza’ quasi che fosse ogni giorno più difficile, o meno utile sul piano pratico, conservare una netta distinzione tra due ‘mondi’ che oramai camminano appaiati e quasi in simbiosi. Questo evidente e importante fenomeno, ormai giunto ad una fase di piena maturazione, ha origine nel periodo in cui possiamo storicamente collocare la nascita della scienza moderna in Europa. E’ infatti nel Rinascimento che l’uomo incomincia a guardare alla Natura come a un mondo non solo da osservare (per comprenderne e spiegarne il funzionamento) ma come un mondo da dominare e da piegare ai propri bisogni e alle proprie necessità. Si assiste quindi in quel periodo ad un progressivo riorientamento dell’impressa scientifica che per la prima volta si rvolge alla Natura con intenzioni di tipo progettuale.

 

Da un lato la ricerca del sapere non è più solamente una ricerca disinteressata ma guidata dall’affacciarsi di problemi da risolvere o di difficoltà da superare. Dall’altro il perseguimento del fare non è più confinato all’orizzonte del successo operativo o dell’efficacia realizzativa ma abbraccia e indaga le ragioni e le cause di tale successo. In altre parole: all’interno della scienza emerge, cresce e si afferma la scienza applicata e all’interno della tecnica si riversano sempre di più conoscenze rigorose e formalizzate di tipo scientifico che portano all’emergere di campi di sapere che possiamo definire di tipo tecnologico (tecnologie).
In sintesi si può dire che a partire dal Rinascimento va affermandosi rapidamente in Europa  una nuova visione della scienza, molto più interessata alle ricadute pratiche del proprio ricercare, che favorisce e sostiene il parallelo emergere di campi di sapere tecnico fortemente influenzati da conoscenze rigorose e formalizzate di tipo scientifico: è l’avvento della scienza moderna, che oggi chiamiamo semplicemente scienza, e della tecnologia, suo necessario e determinante fondamento e completamento.
Dal momento che i termini scienza, tecnica e tecnologia possono assumere significati differenti a seconda del contesto in cui vengono impiegati e del più ampio schema concettuale nel quale si inseriscono, è utile soffermarsi su alcune questioni linguistiche che possono chiarire il discorso.
Innanzitutto ci sembra importante mettere in evidenza la possibile confusione che si può generare dalla derivazione linguistica del termine ‘tecnica’ dal termine greco ‘tecne’. Diciamo subito che nell’ambito delle argomentazioni che stiamo svolgendo la più corretta traduzione del temine greco ‘tecne’ è il termine ‘tecnologia’ e non ‘tecnica’, soprattutto (come sarà più chiaro tra poco) nel momento in cui rivolgiamo la nostra attenzione al classico binomio episteme-tecne. Il termine ‘tecnica’ trova invece un più efficace equivalente semantico nel termine ‘empiria’ della lingua greca.
Va cioè considerato come nel mondo antico e particolarmente nella cultura greca, come emerge chiaramente dallo studio del pensiero di Aristotele, vi fosse effettivamente una distinzione gerarchica tra due modalità della conoscenza, ma tale distinzione non riguardava genericamente il ‘sapere’ dal ‘saper fare’ ma aveva natura completamente differente. Essa poneva su due piani diversi il sapere inteso come semplice conoscenza empirica e procedurale utile per dirigere le nostre azioni o per intervenire in modo efficace sulla realtà ma limitato all’orizzonte ristretto della propria efficacia o del proprio successo operativo (empirìa) e il sapere – fondato e basato sul precedente – inteso come comprensione o spiegazione razionale e logica di fenomeni o eventi naturali (episteme), ma anche di fatti oggetto o conseguenza dell’intervento dell’uomo (tecne).
Spiega infatti Agazzi: “L’idea greca di tecne esprime l’esigenza di una consapevolezza teorica che, per così dire, viene a giustificare concettualmente un sapere pratico che si è già costituito per via empirica. Essa lo consolida e ne permette una certa estensione – grazie alla generalità che inerisce al sapere teorico – ma non è destinata a produrre nuovo saper-fare, e neppure a migliorarne l’efficacia operativa. Si può dire che dietro la ricerca del perchè che caratterizza la tecne sta la medesima esigenza contemplativa che caratterizza l’episteme, ossia un’esigenza di intelleggibilità assai più che una esigenza di efficacia. Tutto ciò si inquadra in quella concezione contemplativa e disinteressata del sapere che ci è attestata dalle pagine dei pensatori non meno che da episodi e aneddoti tramandatici dalla tradizione: l’idea di un sapere che debba esser messo al servizio della pratica è estranea alla sensibilità culturale classica, anche se nel concreto le eccezioni non sono mancate (si pensi agli aspetti ‘ingegneristici’ dell’opera di Archimede o di Eratostene).” (Cfr. Agazzi, p.78)
Come si vede, è quindi all’interno dell’ambito ritenuto più elevato, quello del sapere razionale e discorsivo, che va collocata la significativa distinzione tra episteme e tecne. Mentre la prima (l’episteme) si connota come forma di conoscenza fine a sè stessa e disinteressata, la seconda (la tecne) si caratterizza come forma di sapere orientata ad uno scopo pratico, ancorchè rivestita – fatto questo di fondamentale importanza – di una adeguata consapevolezza teorica. Più precisamente la visione aristotelica distingue le forme di conoscenza sulla base delle proprietà del proprio oggetto: da un lato (nel caso dell’episteme) ciò che ‘è necessariamente’, dall’altro (nel caso della tecne) ciò che ‘può sia essere che non essere e il cui principio è in chi produce e non nella cosa prodotta’. Entrambe forme di conoscenza, quindi, più elevate rispetto a quelle direttamente derivate da semplici sensazioni oimmagini generiche (empirìa).

Marco Pedrelli

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Follow Cultura Tecnica. Coltiviamo l'humus necessario al progresso del genere umano. on WordPress.com

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Segui assieme ad altri 112 follower

Seguici su Twitter

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: